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Serbia: il cuore dell’ex grande Jugoslavia
La Serbia, cuore di quella che fu l’ex grande Jugoslavia, è oggi ridotta a un piccolo stato con una superficie simile a quella dell’Austria. Nel 2006 ha digerito la ‘secessione' del Montenegro che ha dichiarato la sua indipendenza come stato sovrano, mentre non ha riconosciuto la sovranità del Kosovo che il 17 febbraio 2008 ha proclamato unilateralmente, ma con l’appoggio degli Usa e di diversi stati europei tra cui l’Italia, la sua indipendenza. Il Paese slavo, escludendo la provincia di Kosovo e Methoia a sud, è costituito da due territori distinti: la provincia della Vojvodina a nord e la Serbia Centrale, che però non ha un governo regionale proprio. La Vojvodina è, dal punto di vista economico, la regione più sviluppata (faceva parte dell’impero austro-ungarico fino alla fine della Prima guerra mondiale). Sul suo territorio abitano circa 2 milioni di persone, principalmente serbi (65%) ma anche Ungheresi (14%), Slovacchi (3%), Croati (3%) e di altre etnie. In Serbia e Kosovo abitano circa 9,4 milioni di persone, delle quali 1,5 milioni nella capitale, Belgrado. Altre città importanti sono Novi Sad, in Vojvodina (300 mila abitanti), Niš (250 mila), Kragujevac (175 mila). Politicamente, la Serbia è una repubblica democratica parlamentare (il primo ministro è il 64enne Vojislav Kostunica). Il potere legislativo è dell’Assemblea nazionale, composta da 250 membri ed eletta ogni quattro anni. Dal punto di vista economico, la Serbia sta recuperando il terreno perduto dopo la guerra e le scelte politiche in cui il paese fu trascinato dal regime di Milosevic (isolamento, decrescita economica, sanzioni internazionali, danni alle infrastrutture e alla reputazione del paese). Nel gennaio del 2005 il Pil si attestava appena al 50-60% del valore raggiunto nel 1990. A partire dal 2001, tuttavia, molti indicatori economici sono positivi, anche grazie a numerosi investimenti stranieri. Nel 2004 la crescita del Pil si attestava attorno all’8%, nel 2005 il Pil procapite era pari a soli 2700 euro. Dei quattro Paesi dei Balcani, la Serbia è quella con le migliori prospettive negli investimenti ambientali CDM. Secondo stime di esperti, il suo potenziale di carbonio sarebbe compreso tra 20 e 25 milioni di tonnellate di CO2eq all’anno, dieci volte quello dell’Albania o del Montenegro. I progetti di CDM già individuati riguardano, sul fronte della gestione dei rifiuti e del letame, la realizzazione di discariche con recupero di gas, il recupero di metano da allevamenti e da una distilleria. Per quanto riguarda lo sviluppo delle rinnovabili sono previste minicentrali idroelettriche, impianti a biomassa ed energia eolica. In tema di efficienza energetica, i target sono un’azienda produttrice di fertilizzanti, un impianto di riscaldamento centralizzato, l’illuminazione stradale e impianti di cogenerazione. Infine è possibile guadagnare crediti di emissione con il rimboschimento e l’utilizzo di biomassa dal legno in una riserva naturale oppure con la creazione di cinture verdi per proteggere i terreni agricoli dal vento. Contatti IN ITALIA Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare In Serbia: ROBERTO BINATTI Ministry for the Environment, Land and Sea
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